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Un nome, una leggenda! Gianluca Galeazzi!
#1
E' con grande piacere che abbiamo incontrato un altro vero #protagonistaabordocampo! Una persona che ha fatto parte attivamente della storia e dell'evoluzione del subbuteo nel calcio-tavolo!


Abbiamo il piacere di farvi conoscere Gianluca Galeazzi!!

D: Ciao Gianluca e benvenuto anche a te su Sportivamente Calcio Tavolo. Prima di iniziare con le domande, le presentazioni sono d’obbligo: Chi è Gianluca Galeazzi e quando è nata la tua passione per il Subbuteo?
R: Sono nato a Milano 50 anni fa, sono diplomato geometra ma non ho mai sviluppato questa professione, ho sempre lavorato invece nel mondo delle fiere. Non avevo neanche dieci anni, quando nel cortile di casa mia si presenta un amico di un mio amico con in mano una scatola verde e sopra scritto Subbuteo. La apre ed è una squadra del Feyenoord. Poche cose hanno cambiato la mia vita come quel momento, fino a quel punto era la cosa più bella che avessi mai visto, sono rimasto folgorato. Il resto è la storia di tanti miei coetanei, interminabili sessioni di partite con gli amici e così via, fino all’iscrizione, nel 1982, al Guerin Subbuteo, torneo organizzato in collaborazione col prestigioso settimanale sportivo (oggi mensile) Guerin Sportivo, classico inserimento nel mondo agonistico di tanti giocatori.


D: Come abbiamo detto tu sei nell'ambiente da un bel po’, se dovessi scegliere un ricordo per ogni “era” (subbuteo, AICAT, FISCT...), quali sarebbero i tuoi momenti d’oro?
R: Onestamente non ho mai avuto nulla a che fare con l’AICat, associazione nata in conseguenza alla creazione della FISCT, chiusa in concetti ormai superati dagli eventi e dalle decisioni internazionali, per il resto, ho iniziato tesserandomi alla FICMS, poi (nel 1987) diventata AICIMS, fino al 1995, primo anno della FISCT. Da giocatore ho tre momenti fondamentali, tre successi che non avrei mai pensato di poter raggiungere quando ho cominciato a disputare tornei. Il primo è il titolo italiano vinto a Caserta nel 1990, quando mi sono presentato probabilmente neanche nel ruolo di outsider, il secondo è la Coppa Europa vinta con lo Stella Artois nel 1994 a Cornesse in Belgio, il terzo sono i Campionati del Mondo vinti con la nazionale nel 1998 sempre in Belgio (Namur questa volta). Se devo quindi sintetizzare non mi resta che definire gli anni novanta come il mio periodo d’oro, ma ci sono tanti piccoli momenti felici in tutti questi anni, non per forza legati a vittorie, ma più spesso a viaggi e grandi risate in compagnia.


D: Il Torneo di Milano è molto probabilmente il più longevo d’Italia e ha attraversato tutte le fasi del movimento e del gioco: Tu hai proseguito nell'organizzazione dei tornei lombardi anche nei periodi più bui, cosa ti ha spinto a tenere duro?
R: Ho disputato il primo Torneo di Natale nel 1982, all’epoca era usuale la formula ad eliminazione fin dall’inizio (formula che ha fatto perdere un sacco di nuovi tesserati, all’epoca), primo turno alle 8 e 30, dieci minuti per tempo, neanche alle nove del mattino avevo già finito di giocare. Il giorno prima c’era stata una amichevole tra la nazionale italiana e quella svizzera, fatto che ai miei occhi era apparso come un autentico evento. Era la quinta edizione del torneo, oggi siamo a quota quarantuno, io dal 1990 lo seguo in prima persona, passando ogni fase storica del nostro gioco, con alti e bassi incredibili. Siamo passati dai 27 iscritti del 2002 agli oltre 200 del 2015, con ogni format possibile, nazionale di prima serie, di seconda serie, e poi internazionale, fino ad arrivare a major. Oltre a questo, io personalmente ho organizzato almeno un centinaio di tornei in regione, non sempre con una grande affluenza, ma con un grande rispetto per quello che io ritengo una delle priorità assolute di qualsiasi sport, ovvero la storicità, l’albo d’oro. Ecco perché quindi, a parte il torneo di Natale, in Lombardia abbiamo dei Campionati Regionali “ultraquarantenni”, un Master Lombardo che si disputa dalla metà dai primi anni ottanta e così via, perché penso che la continuità sia un gran bel biglietto da visita per chi entra nell’ambiente. Mal sopporto l’idea di partire sempre dalla prima edizione di qual si voglia torneo, come fanno praticamente tutti quando prendono in mano la parte organizzativa di un evento. Quindi la risposta è la perseveranza e la volontà di non essere io la causa della sospensione di un torneo, non demoralizzandosi di fronte a momenti di poco seguito generale. L’esempio più lampante è la Coppa Lombardia che negli anni ho dovuto spesso affiancare a tornei individuali pur di mantenerla in vita, ma che oggi ha compiuto trent’anni, trenta edizioni senza soluzione di continuità.


D: Nell’intervista a Stefano [ Stefano Buzzi, ndr] a domanda specifica sulla nascita e sviluppo della FISCT ha concluso la sua analisi con “Per fortuna c’è stato Gianluca”. Un endorsement importante, ti va di raccontarci il tuo percorso all’interno della federazione?
R: Nonostante parecchie differenze caratteriali, con Stefano ho sempre avuto un rapporto eccezionale, per me è più che un fratello. Ho iniziato a seguire personalmente i tornei in regione già dal 1989, in quello che era un poule del Comitato Regionale, poi Stefano ha iniziato ad avere ruoli nazionali (e internazionali in seguito) e nel 1994, durante una assemblea a Firenze, mi ha “tirato dentro” nel nuovo organigramma, il tutto a mia insaputa. Ovviamente al momento l’ho mandato al diavolo, ma da quel momento è iniziata la mia collaborazione attiva al movimento nazionale. Nasce quindi la FISCT (ufficialmente con la riunione di Ostia nell’ottobre del 1994), io ne sono vicepresidente responsabile del dipartimento sport (unico ruolo che ho rivestito), creando le fondamenta di quello che ancora oggi, in buona parte, sono le basi dell’ordinamento sportivo. Ai Campionati Italiani di Faenza, nel giugno del 1997 abbandono il ruolo, rimanendo molto vicino a chi mi ha succeduto, una sorta di consigliere esterno, ma nel 2000 decido di rimettermi in gioco e da quel momento iniziano i cinque anni più prosperi per la FISCT. Il numero dei tesserati cresce, complice la “battaglia” ormai vinta con l’AICat, io stesso creo l’handbook, che da quel momento diventa usuale, ma che fino a quel punto non era mai stato realizzato. Ma nel 2005 decisioni prese dai nuovi membri del consiglio che non mi trovano in linea mi obbligano alle dimissioni. Accontentando mille richieste, nel 2009 riprendo in mano il dipartimento, ma dopo due anni lascio definitivamente. I fattori “politici” sono diventati troppo importanti all’interno del Board. Dopo aver collaborato in seconda linea, nel 1996 ho preso in prima persona la gestione dell’attività regionale, conservandola fino ad oggi, inoltre dal 1999 al 2005, inclusi, sono stato Commissario Tecnico di tutte le nazionali italiane. Nonostante molte pressioni e richieste, non ho invece mai avuto nessun ruolo a livello internazionale, complice il fatto di non aver una perfetta (per usare un eufemismo) conoscenza dell’inglese.


D: Negli ultimi anni ti sei un po’ defilato nelle retrovie, ma sappiamo che segui ancora attentamente lo sviluppo del movimento: posto che i dati parlano inequivocabilmente di un ridimensionamento globale, mitigato solo in parte dalla crescita dell’Old, qual è la tua impressione sulla situazione attuale? E cosa servirebbe per aggiustare/migliorare le cose?
R: Domanda da milioni di dollari. Il calcio da tavolo è un gioco che ha avuto un incredibile successo negli anni settanta e nella prima parte degli anni ottanta, grazie alle grossissime vendite del materiale Subbuteo. Tutto ciò che riguarda il movimento agonistico fa riferimento a quel periodo storico. È per questo che oggi è più facile reclutare giocatori “della domenica” di quegli anni, che hanno oggi ritrovato la vecchia passione, che non dei giovani, ai quali il gioco di per sé non pare piacere molto, nella massa. Bisogna prendere atto di questo, gli occhi che hanno visto questo gioco per la gente della mia generazione non sono gli occhi di un ragazzino di oggi, e questo è un fatto. Inevitabile quindi un calo di interesse e di iscritti, parzialmente bloccato dall’inserimento di “giovani vecchi”, che però hanno un’immagine del gioco legata esclusivamente a quel tipo di materiale (l’HW per intenderci), senza aver seguito il nobile e ardito percorso della FISTF. È incredibile pensare che nel 2019 si ponga l’attenzione sulla base basculante, 27 anni dopo la nascita di una federazione internazionale, slegata finalmente da marchi e pressioni commerciali. Siamo tornati indietro anni luce e di questo sono molto dispiaciuto, al punto che oggi si può serenamente dire che l’obbiettivo primario della FISTF, che era quello di dare dignità sportiva al gioco calcio da tavolo, è purtroppo fallito, e questo mi rattrista non poco. Da sempre la possibilità di avere nuovi tesserati è legata all’attività dei club, con la creazione di sedi societarie, in questo la federazione non ha mai avuto un ruolo fondamentale, è sempre mancata una vera linea madre da seguire, ma è di certo il punto più difficile da portare a termine, quindi non incolpo nessuno, anche perché non c’è praticamente mai stata una classe dirigente a sé, ma giocatori che si prestano per i vari ruoli federali.


D. Parla di ciò che vuoi!
R: Per quanto estremo possa sembrare, io ritengo che il calcio da tavolo abbia dei vizi di fondo dai quali è impossibile uscirne. Il primo è legato alle dimensioni dell’area di gioco, legata esclusivamente ad una riproduzione in scala del gioco reale, senza alcun parametro sportivo, il che rende spesso il gioco molto chiuso e per nulla spettacolare. In poche parole, per me sarebbe giusto avere un campo grande il 50% in più di quello attuale. Può sembrare una provocazione e forse lo è, ma è per evidenziare il fatto che il Subbuteo di suo ha sempre avuto dei grossi limiti, proprio perché nato come gioco e basta, ma mediamente lo si guarda come fosse il testo sacro di riferimento assoluto per gli appassionati, troppo spesso senza oggettività. A livello regolamentare invece, trovo incredibile che ancora oggi non venga ipotizzato un limite di tempo per ogni possesso palla. Fateci caso, non c’è sport che non abbia palla “viva”, che non preveda un limite di tempo per ogni possesso, ma anche in questo caso i parametri su cui si fanno i riferimenti sono esclusivamente quelli del calcio, che ha poco da insegnare già di suo, ma che nel nostro caso può essere solo un riferimento generale, mai applicabile nel particolare. Ma io sono forse troppo radicale nelle mie convinzioni, del resto anche la figura dell’omino la ritengo superflua, anzi dannosa per tutto il movimento. Qualunque rivista abbia parlato di noi ha sempre messo in evidenza la parte folkloristica, magari con dei primi piani a intera pagina di un omino con una maglia dipinta alla perfezione, nessuna immagine di fasi di gioco, come se in un servizio su Roger Federer si pubblicassero solo foto in primo piano della sua racchetta. Può sembrare un discorso esagerato, ma deve dare da pensare. In Italia da parecchi anni ogni consiglio che è salito al “potere” nella FISCT ha messo tra le priorità il tentativo di essere inseriti nel CONI. Al di là del fatto che non l’ho mai considerato fattibile (e totalmente inutile), vorrei sapere con quali credenziali sportive si vorrebbe entrare, mostrando forse il primo piano sopracitato... Io rimpiango la sincera e coerente autodeterminazione dei primi anni della FISCT, senza alcun tipo di sostegno esterno e senza neanche la ricerca di esso, periodo che ha permesso a tutto il movimento di esistere ancora oggi, passando da una gestione puramente commerciale della famiglia Parodi degli anni precedenti, alla speranza, mai del tutto realizzata, di avere una gestione totalmente di stampo sportivo. Forse era solo una mera illusione o forse (anzi, certamente) si sono fatti degli errori, di certo l’impegno e la convinzione di allora è stata incredibile e univoca, come ancora oggi è dimostrabile dai racconti di chi, come me, l’ha vissuta in pieno.
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#2
Ciao Gianluca....  

complimenti, bell'articolo....

non so .... io credo che il nostro gioco sia ancora irresistibile... se non lo hai ancora fatto potresti dare un'occhiata a questo mio breve articolo ... lo chiedo umilmente....  

Ho code di ragazzini che vogliono giocare a Calcio Tavolo / Subbuteo ( gli faccio usare le ZEUGO ).

"Un successo di pubblico per il Master 6 Toscana Calcio Tavolo al Versilia Football Planet"

https://www.calcioinminiatura.it/un-succ...ll-planet/


Il fatto che poi sia successo un macello in FISCT e mandato tutto il mio lavoro di un anno all'aria,  NON RIDUCE IL VALORE POSITIVO di questa esperienza e la speranza per un futuro di crescita.
Massimo Balestrieri  -  è stato Delegato Regionale FISCT per la Toscana  2018-2019 e poi cacciato via in malomodo Smile

CDT in Toscana https://www.calcioinminiatura.it/   

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